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Situazione del mercato del lavoro a Genova

Il panorama del mercato del lavoro a Genova è tutt’altro che roseo, come confermano i dati dell’Istat relativo all’anno 2020. A rendere ancora più pesante una situazione già fortemente deficitaria negli anni precedenti, con numeri tra i peggiori rispetto a quelli di altre regioni italiane, ci si è messa ovviamente la pandemia da Covid19.

Lockdown e misure restrittive non sono state emesse soltanto per i lavoratori liguri, per cui non ci sono attenuanti a favore di un mercato che da anni è in grande sofferenza.

In questo articolo analizziamo la situazione del mercato del lavoro a Genova e in Liguria, confrontando i numeri dell’occupazione 2020 con quelli dell’anno precedente.

Il lavoro in Liguria in cifre

I dati occupazionali in Liguria segnalano che nel terzo trimestre del 2020, considerando sia i lavoratori dipendenti che quelli autonomi, gli occupati sono 618 mila. Nello stesso periodo del 2019 erano 629 mila.

Rispetto all’anno in cui il coronavirus ha bloccato moltissime attività produttive, sono cresciuti, seppur di poco, i lavoratori impegnati nel commercio e nelle attività di ristorazione. Nel 2020 in Liguria hanno trovato impiego in questo settore 154 mila persone contro le 153 mila dell’anno precedente.

Anche il mercato industriale del lavoro nel terzo trimestre 2020 ha tenuto abbastanza bene, salendo da 77 mila occupati del 2019 agli 80 mila del 2020. A pagare lo scotto più alto sono stati invece i lavoratori del settore dei servizi: il calo è stato pesante, si è passati dalle 351 mila alle 333 mila unità.

L’andamento dell’occupazione ligure

Pur rimanendo abbastanza stabile il dato relativo al tasso di occupazione, che si attesta sul 61,7%, ci sono persone più colpite di altre dalla mancanza di lavoro. Tra uomini e donne sono quest’ultime a far registrare i tassi di disoccupazione più elevati.

Sempre tenendo conto della situazione del mercato del lavoro a Genova e nel resto della regione, si evince come l’occupazione femminile faccia registrare un meno 21,6% pari a 10207 donne in più senza lavoro rispetto al 2019. L’occupazione maschile invece ha una flessione del 9,3%, -3066 unità.

A soffrire maggiormente sono state le attività autonome che sono calate del 5%, con 7719 unità in meno, sia maschili che femminili. Meglio il settore del lavoro dipendente cresciuto seppur di poco rispetto allo stesso periodo del 2019, con 4217 persone in più ad aver trovato lavoro. In questo caso la crescita è a favore delle donne, con il dato che indica un 3,7% in più.

Le forme di contratto più impiegate sono quelle del lavoro a tempo determinato, che riguardano la metà degli occupati. Arrivano invece al 25,6% i rapporti di lavoro a tempo indeterminato e al 20,5% quelli con contratti flessibili e proprio la metà di questi ultimi sono lavori con contratto di somministrazione (clicca qui se non sai di cosa si tratta).

Puntare sulla formazione e la professionalità

I problemi del settore produttivo genovese e ligure sono molteplici ed uno di quelli che incide in maniera negativa sulle difficoltà di crescita occupazionale riguarda la scarsa professionalità e la mancanza di formazione dei lavoratori. Oggi il mercato del lavoro è sempre più dinamico e la preparazione e le competenze dei lavoratori fanno la differenza in senso positivo.

Ovviamente ci sono offerte formative molto valide, e realtà come Asfor offrono corsi di formazione, sia gratuiti che a pagamento, che mirano a colmare queste lacune, per creare figure professionali pronte ad entrare nel mondo del lavoro.

Ciò che traspare dai dati in Liguria è che i profili professionali dei lavoratori genovesi sono tutt’altro che competitivi, indice della mancanza di un’adeguata formazione. Tanto che il mercato del lavoro sembra accontentarsi di profili professionali di basso livello, visto che le figure più richieste sono quelle di operai generici, magazzinieri, baristi, personale di pulizia.

Proprio questa poca cura verso una crescita professionale dei lavoratori a posizionare la Liguria tra le realtà produttive più arretrate e meno stimolanti. Per una crescita forte della produttività occorre una stretta sinergia tra politiche di investimento, formazione e innovazione.

Come intervenire per migliorare il mercato del lavoro

Nel terzo trimestre del 2020, sempre complice lo stato di emergenza, i rapporti di lavoro attivati in Liguria hanno subito uno stop pari al 7,7% rispetto all’anno precedente. Se è vero che ciò è stato registrato anche in altre regioni italiane, ci sono anche quelle virtuose come la Sardegna.

Un’inversione di tendenza è possibile e per ottenerla, incrementando e migliorando il mercato del lavoro, occorre puntare su strategie produttive innovative. Sono le imprese a dover compiere il grande passo, cogliendo quelle opportunità conseguenti all’ammodernamento del settore derivanti dalla digitalizzazione e dall’automazione.

Soltanto evolvendosi verso una produzione dinamica e al passo con i tempi le imprese liguri e quelle italiane possono dire la loro a livello globale, offrendo occupazione qualificata e un mercato del lavoro più snello e competitivo.